BES cosa significa?

BES Bisogni Educativi Speciali

Nei BES sono inclusi i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) come dislessia, disgrafia, discalculia, iperattività…, difficoltà che possono essere classificate con un sistema diagnostico-clinico da un medico e che pertanto possono essere certificate, ma rientrano anche altre situazioni che possono rendere “difficile” l’apprendimento e che hanno come conseguenza uno scarso profitto scolastico. In quest’ottica parliamo di BES (BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI): un bambino ha un BES quando il suo “funzionamento” nell’apprendimento e nello sviluppo incontra una qualche difficoltà che, in alcuni casi ha solo un carattere transitorio. Le difficoltà di cui stiamo parlando non sono una conseguenza di una causa specifica, ma derivano dall’incrocio di molti fattori che riguardano sia il bambino stesso, sia i contesti che egli abita. Ad esempio, un apprendimento difficile può derivare dalla combinazione di:

- difficoltà emozionali (timidezza, ansia, collera, scarsa motivazione, insicurezza…)

- difficoltà comportamentali (aggressività, cattiva condotta..)

- difficoltà nell’ambito psico-affettivo (bambini isolati, bambini passivi, bambini troppo dipendenti da una figura adulta…)

- difficoltà causate da particolari condizioni fisiche (esiti di incidenti, malattie croniche, ospedalizzazione prolungata…)

- difficoltà dovute a fattori contestuali-ambientali (famiglie disgregate, bambini che hanno vissuto un lutto, bambini trascurati, difficili condizioni socio-economiche, scarso dialogo con la scuola, materiali di apprendimento inadeguati…)

I DSA rientrano, invece in una vecchia nomenclatura:

Si prendono in esame le difficoltà più frequenti nella comunicazione orale e scritta tralasciando i casi più gravi come la sordità, l'agrafia, l'alessia e l'afasia perché occorre personale specializzato e spesso sono conseguenze di disturbi neurologici . Ad esempio l'alessia, o incapacità di riconoscere la scrittura, e l'afasia, incomprensione del linguaggio o incapacità a pronunciare le parole, possono essere conseguenze di lesioni cerebrali.

Fonte: gabryventu49.blogspot.it/2014/01/dsa-e-bes-chi-sono-costoro.html?m=1

 

Gli alunni con disabilità si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale – alunni con disabilità / alunni senza disabilità – non rispecchia pienamente la complessa realtà delle nostre classi. Anzi, è opportuno assumere un approccio decisamente educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilità non avviene sulla base della eventuale certificazione, che certamente mantiene utilità per una serie di benefici e di garanzie, ma allo stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. A questo riguardo è rilevante l’apporto, anche sul piano culturale, del modello diagnostico ICF (International Classification of Functioning) dell’OMS, che considera la persona nella sua totalità, in una prospettiva bio-psico-sociale. Fondandosi sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, il modello ICF consente di individuare i Bisogni Educativi Speciali (BES) dell’alunno prescindendo da preclusive tipizzazioni.

In questo senso, ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta.

 

L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit.

In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Nel variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene sempre più evidente. Quest’area dello svantaggio scolastico, che ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali (in altri paesi europei: Special Educational Needs). Vi sono comprese tre grandi sottocategorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale.

Per “disturbi evolutivi specifici” intendiamo, oltre i disturbi specifici dell’apprendimento, anche i deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, ricomprendendo – per la comune origine nell’età evolutiva – anche quelli dell’attenzione e dell’iperattività, mentre il funzionamento intellettivo limite può essere considerato un caso di confine fra la disabilità e il disturbo specifico. Per molti di questi profili i relativi codici nosografici sono ricompresi nelle stesse categorie dei principali Manuali Diagnostici e, in particolare, del manuale diagnostico ICD-10, che include la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e utilizzata dai Servizi Sociosanitari.

Tutte queste differenti problematiche, ricomprese nei disturbi evolutivi specifici, non vengono o possono non venir certificate ai sensi della legge 104/92, non dando conseguentemente diritto alle provvidenze ed alle misure previste dalla stessa legge quadro, e tra queste, all’insegnante per il sostegno.

La legge 170/2010, a tal punto, rappresenta un punto di svolta poiché apre un diverso canale di cura educativa, concretizzando i principi di personalizzazione dei percorsi di studio enunciati nella legge 53/2003, nella prospettiva della “presa in carico” dell’alunno con BES da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto, non solo dall’insegnante per il sostegno.

Fonte: Direttiva 27 dicembre 2012 MIUR