LA SCUOLA MI PIACE - GERMAIN DUCLOS

16.01.2018 16:21

 

”La scuola mi piace” è un grande libro al quale sono particolarmente affezionata, che cito sempre nelle mie presentazioni, che consiglio ai genitori, agli insegnanti, a tutti.
Per il lavoro che ho scelto e che amo (tutor dell'apprendimento, insegno metodi di studio), mi trovo spesso in situazioni in cui i rapporti tra scuola e famiglia, sono tesi, ostili e non sempre ci sono delle reali motivazioni bensì pregiudizi. 

“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” proverbio africano

LA SCUOLA MI PIACE – Germain Duclos

Il prof. Duclos ha scritto questo libro dopo trent'anni di lavoro con bambini e adolescenti. Ha pensato bene di affrontare un tema molto importante: la mancanza di motivazione. Egli afferma che sono tantissimi i genitori e gli insegnanti che si sentono incapaci di motivare i ragazzi. I genitori in particolare non hanno la piena consapevolezza del ruolo che possono assumere per motivare i figli. La motivazione è ciò che ci spinge a fare è essenziale non solo nella scuola ma nella vita.

Per quale ragione facciamo qualsiasi cosa?
Duclos parla di motivazione intrinseca che ci spinge a fare per ottenere
piacere e soddisfazione, ad esempio la curiosità.
Cito alcuni stralci: “gli esseri umani sono curiosi di natura e lo sono fin da piccolissimi... ...Non si impone, si incoraggia... Non esistono ragazzi pigri ma ragazzi non motivati” e qui mi sono innamorata. Continua: “il ragazzo deve capire il senso dei suoi lavori scolastici per accettare di parteciparvi... più cresce e meno accetta

ciecamente le regole senza comprenderne il senso” e temo faccia così anche l’adulto. Frasi del tipo: “si studia perché si fa così e basta!” non funzionano, non è una valida spinta motivazionale; non funzionano le bugie e non aiutano i cattivi esempi. Cioè non potete dirgli “studiare è fantastico, impari tante cose nuove, ecc ecc..” con un musone lungo sino a terra perché della scuola avete un pessimo ricordo e avete sete di vendetta. Prima fate pace col vostro passato e poi ragioniamo insieme (o meglio insieme ai vostri figli) circa l'importanza e le opportunità che offre l'istruzione, la cultura. La scuola è un progetto condiviso.

Vado avanti nella lettura: “La motivazione intrinseca è ancor più grande se proponiamo ad un ragazzo un'attività che suscita il suo interesse. In questo modo, assecondiamo un'inclinazione che è naturalmente presente in tutto il genere umano: il desiderio di soddisfare la propria curiosità”.

La motivazione estrinseca è molto diversa perché il ragazzo non fa qualcosa per il piacere di farlo ma per ottenere un bel voto o evitare una punizione. Nella maggior parte dei casi, gli studenti rispondono a questi stimoli ma finiscono per stufarsi e ribellarsi.

LA BASE DELLA MOTIVAZIONE: L'AUTOSTIMA
La bassa autostima influenza negativamente tutti, adulti e bambini. “Si può motivare un ragazzo a imparare cose nuove o raccogliere una sfida solo se è convinto di averne le capacità”. Diversamente parliamo di impotenza appresa quando sia gli adulti, sia i ragazzi, sono convinti che non ce la faranno mai e mollano prima di provarci. L'errore o il fallimento sono percepiti come qualcosa di insopportabile. I miei ragazzi sono così perché sono maggiormente

 

esposti a commettere errori. Eppure gli errori sono indispensabili per apprendere, soprattutto per i ragazzi con dsa (che chiamerò i miei ragazzi) che devono “entrare” nei concetti per capirli, devono maturare la consapevolezza dell’errore e sviluppare la strategia dell'autocontrollo e dell'autocorrezione. Devono manipolare gli errori, devono fare la mappatura degli errori come suggerisce il prof. Filippo Barbera. Lo stesso Duclos specifica “... gli studenti con DSA tendono a volte a scoraggiarsi o a perdere la concentrazione per ansia e stress” riferendosi alle verifiche. Partono scoraggiati già dall’inizio.

“Nel bambino l'autostima è alimentata dagli adulti che lui ritiene importanti” e sono senza ombra di dubbio le persone che ama. 

 

Duclos chiude questo fantastico capitolo col circolo virtuoso: 

 

FATTORI CHE INFLUENZANO LA MOTIVAZIONE ALLO STUDIO L'autore dimostra concretamente: 1 i danni e l'inutilità della competizione, dello studio finalizzato al voto, 2 l'importanza di far capire l'utilità di ciò che studia, 3 il piacere della conoscenza e come si costruisce, 4 i giudizi, i voti e i pregiudizi che ne derivano, 5 lo stress da prestazione, 6 il ruolo sopravvalutato della fortuna, 7 la fiducia, 8 gli aiuti che finiscono per nuocere, 9 il ruolo degli insegnanti e dei genitori, 10 lo stato psicologico (il bambino iperprotetto, troppo stimolato, con ansia da prestazione, il bambino schiacciato dalle aspettative dei genitori).

Banale ma non troppo, la precisazione per cui se un bambino si sente rifiutato o non rispettato dal suo insegnante, finisce per disinteressarsi alle attività che questi gli propone. Qui si apre un mondo: il rispetto. I bambini sono intelligenti, sensibili e acuti osservatori dei comportamenti umani. Hanno un difettuccio: credono al comportamento e non alle parole. I bambini riescono a sentire più di chiunque altro quando non sono trattati con rispetto. La società non rispetta i bambini, ne scrisse lungamente la dott.ssa Montessori nei suoi libri ma vi parlerò di rispetto quando vi racconterò di “come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino”, un altro fantastico libro scritto da Adele Faber e Elaine Mazlish.

Tornando a Duclos ecco un'altra frase che non ha bisogno di commenti: “Questi bambini non vedono come la scuola possa dare loro ciò di cui avrebbero bisogno: l'affetto e le attenzioni dei genitori” quando parla di problemi familiari.
Mi sento di proporvi un'altra riflessione sulla perdita dell'affetto delle persone a lui care: quando i bambini sentono di aver perso l'affetto dei genitori per colpa della scuola o quando la mamma si trasforma in maestra.

IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI
Le relazioni significative sono le persone che fanno parte dell'ambiente dello studente e che sono determinanti nel favorire o no, l'apprendimento. Essi sono: genitori, insegnanti, tutor o aiuto compiti e compagni di classe. Il successo formativo dipende da queste persone e dalla collaborazione tra loro.
Il quoziente intellettivo, il potenziale, la grinta e l'impegno possono fare poco se non sostenute da un ambiente tranquillo e collaborativo.

Duclos apre la discussione con un argomento poco noto: le burocrazie soffocanti. Esse allontanano gli insegnanti e dirigenti scolastici dal loro lavoro coi ragazzi. Son contenta che abbia affrontato questo argomento perché si pensa troppo spesso che il lavoro degli insegnanti si riduca alle sole 6 ore in classe. Proprio oggi ho visitato una scuola secondaria di II grado che è aperta dalle 7 alle 23, ad esempio...

Il dono più grande che un insegnante possa fare ai suoi alunni è stimolare in loro la curiosità e l'amore per la conoscenza, una passione che li accompagnerà per tutta la vita”. Essi sono inoltre un modello da imitare quindi hanno la capacità di trasmettere valori: la considerazione, la capacità di rassicurare, di ispirare fiducia, la disponibilità, la coerenza, l'empatia.

E’ provato che le aspettative di un insegnante influenzano i risultati scolastici. Secondo Benjamin Samuel Bloom, famoso psicologo statunitense esperto in problemi di apprendimento. “La maggior

parte degli studenti è capace di raggiungere livelli elevati nell’apprendimento se l’insegnante li aiuta nel momento in cui incontrano delle difficoltà, creando condizioni di apprendimento appropriato”.

Rosenthal e Jacobson dimostrarono, in una nota ricerca svolta nelle scuole della California degli degli anni ’70 che le aspettative di un insegnante esercitano una notevole influenza sullo studente e sul suo rendimento scolastico. Se l’insegnante crede che il suo alunno sia molto intelligente (anche con un’intelligenza nella norma), il suo rendimento migliorerà in modo sorprendente: “effetto Pigmalione”

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA
“l’adesione dei valori avviene soprattutto attraverso l’osservazione e l’imitazione”. Vuol dire che i bambini “maleducati”, imitano genitori maleducati? Ho qualche dubbio e anche no. I bambini assorbono dall’ambiente tutto, e imitano tutti: genitori, un parente, un fratello, un amico, (o peggio) un cartone animato, un youtuber, ecc...
I cattivi esempi sono sotto gli occhi di tutti e spesso non li vediamo. Siamo i primi a trasgredire le regole e i bambini sono giudici implacabili ma abbiamo sempre pronta l’eccezione “eh ma la mamma lo può fare perché è attenta... è grande... ecc”. Quanti adulti offendono altri sui social e giudicano, accusano, denigrano, ecc? Si chiama cyberbullismo solo quando si riferisce ai ragazzi? Quanti adulti giocano al cellulare e poi sgridano i figli di lasciare lo smartphone?
Le regole devono essere poche, chiare e condivise. Se esistono le eccezioni, regalate ai bambini l’alibi per trasgredire o un senso di ingiustizia e frustrazione. E’ una mancanza di rispetto verso i

bambini e offendete la loro intelligenza.

La motivazione scolastica dipende molto anche dalle aspettative dei genitori che devono essere rette anche da incoraggiamento e sostegno. Le aspettative spingono a ottenere maggiori risultati. Al contrario, la mancanza di aspettative, svalorizza il ragazzo che potrebbe pensare che gli adulti non lo ritengono abbastanza intelligenze per superare le sfide. Qui rientra il concetto di fiducia che è vitale per il raggiungimento dell’autonomia dello studente.

I giudizi dei genitori nei confronti della scuola, influenzano i figli. I giudizi negativi come denigrare la qualità della scuola o le competenze degli insegnanti, favoriscono la demotivazione.

E’ importante aiutare i figli ad assumersi le proprie responsabilità. Giustificare a tutti i costi il ragazzo, “è colpa del suo insegnante, ecc ecc” , nuoce al figlio, gli impedisce di mettersi in discussione e non modificherà il suo comportamento perché si aspetterà che gli altri modifichino il loro.

Rispetto ai videogiochi, alla tv o qualsiasi altro strumento di distrazione, lo studio appare più impegnativo e meno appassionante anche perché i risultati non sono immediati. Dovremmo allora insegnare ed addestrare la ‘capacità di anticipazione’ cioè raccontar loro dell’utilità e del piacere che può ricavare dallo svolgimento di quel compito.

Il piacere della conoscenza è innato eppure ce ne dimentichiamo. I bambini fanno salti di gioia quando imparano a fare qualcosa di

nuovo. Perché nella scuola no? Eppure la scuola è il tempio della conoscenza e del sapere. Propongo una tesi che non posso verificare in questo contesto perché non è quello giusto: sino all’età prescolare i bambini nutrono piacere di fare, provare e ripetere, e ripetono sino a quando sono soddisfatti. Sino ai 6 anni sono liberi di provare e sperimentare e sono incoraggiati con entusiasmo da tutti (tranne da chi ha paura che si sporchi, che si faccia male, ecc). A scuola sono obbligati a fare (anche cose per cui non si sentono pronti), sotto ricatto affettivo (brutto voto = si arrabbiano con me = non mi vogliono più bene), senza l’incoraggiamento delle persone che amano (che nel frattempo si sono trasformati in rabbiosi, irrispettosi, insensibili verso tutti: verso essi stessi, verso gli insegnanti, i compagni, la famiglia dei compagni), l’apprendimento richiede impegno per lunghi periodi e poi, si sentono risollevati (non provano piacere) per i voti alti perché così mamma e papà sono contenti. Da questo momento in poi, la vita dei figli è il percorso scolastico. Il processo per l’apprendimento è una tortura cui vorrebbero sottrarsi tutti.

La ‘capacità di anticipazione’ si sviluppa regolarmente quando l’adulto mantiene le promesse. Attraverso la ripetizione delle promesse mantenute dopo un periodo di attesa ragionevole (cioè che la durata non sia demotivante), il genitore insegna ad anticipare un piacere futuro.

I genitori devono insegnare ad accettare le frustrazioni, non ad evitarle, per imparare a perseverare. Devono incoraggiare a coltivare i sogni, premiare gli sforzi, mostrarsi ottimisti, insegnare l’entusiasmo.

Siete svenuti? Spero di no... Fare i genitori è un lavoro a tempo pieno, a tempo indeterminato, stressante, e spesso demotivante. Ce la farete, ce la facciamo sempre con la motivazione (estrinseca) “non abbiamo scelta” e soprattutto perché sappiamo bene che il futuro ci ripagherà con un figlio felice, competente e autonomo. Quest’ultimo desiderio è una motivazione (intrinseca): ben più efficace, non trovate?
Non è facile, nessuno ha mai detto il contrario, ma non è neanche impossibile: ci vuole impegno.
Lo sappiamo.

“All’interno della sua famiglia, il ragazzo deve adeguarsi ai valori e alle regole stabilite dai genitori... ...Un ragazzo ha sicuramente bisogno di regole e limiti, prima di proteggerlo...”
E’ normale che un giovane cerca di mettere alla prova i limiti degli adulti e verificare sino a che punto può esercitare un controllo su di loro. E’ meno normale che essi lo lascino fare.”

“La disciplina non è sinonimo di oppressione ma è importante capire che i limiti servono a favorire una crescita equilibrata dei giovani”.
Tuttavia i genitori mostrano alcune resistenze nell’imporre una disciplina. Le ragioni sono svariate e Duclos individua le seguenti: il timore di perdere l’amore dei figli, il timore di minare l’equilibrio dei figli (la disciplina non è una forma di repressione ma un mezzo per trasmettere valori), il timore di ripetere gli stessi errori dei propri genitori, il timore di cedere all’impulsività, il timore del giudizio

degli altri (soprattutto quando non hanno fiducia in se stessi e non sono sicuri della fondatezza dei loro interventi).
I ragazzi hanno bisogno di sostegno: “l’adolescente che sente che i suoi genitori si interessano a lui, corre meno rischi di perdere motivazione e interesse allo studio. Ritiene che i suoi genitori sono degni di fiducia e che può contare su di loro”.

In sintesi: qualsiasi valore, o qualsiasi cosa vogliate insegnare, dovete ‘far vedere come si fa’. Se avrete fiducia in loro, essi avranno fiducia in voi; se li rispettate, vi rispetteranno. Siate sempre i primi, non esigete il contrario; siete voi che ‘dovete far vedere come si fa’. Mio padre diceva spesso “solo chi rispetta, può esigere rispetto” e vale per tutti. Ancora una volta vi rimando alla lettura del libro “come parlare perché i bambini ti ascoltino & come ascoltare perché ti parlino” di Adele Faber e Elaine Mazlish, in quanto il rispetto si presta a percezione e a interpretazioni soggettive.

Bellissimo il penultimo capitolo “manuale di sopravvivenza per genitore e figli” che comincia con “prima regola: leggere”.
Chi mi conosce sa che consiglio a tutti di ritagliare nella giornata 11 minuti di relax da dedicare alla lettura con i figli. Magari la sera, prima di andare a dormire, rilassa e alimenta l’immaginazione. Dico 11 minuti perché tra gli interventi dei bambini e le domande, vola mezz’ora. Quanto interesse per la lettura eh? Sapete che con la lettura riesco a catturare l’attenzione di gruppi di bambini? Sono più potente degli smartphone?
Mia figlia non dorme senza la storia della buonanotte.
Vi dico solo che la lettura favorisce la proprietà di linguaggio, aiuta

a pensare, a sviluppare il pensiero critico (faticoso da gestire ma importantissimo nella vita) e... stringe le relazioni. L’adulto che legge per il bambino o il ragazzino, regala una coccola e fa stare bene. Son contenta che questi “momenti lettura” si stiano diffondendo un può ovunque, dalle biblioteche alle librerie, negli eventi, a scuola.

Duclos, inoltre spiega ai genitori come incoraggiare alla lettura, come fornire un sostegno concreto, come valorizzare ed esigere impegno, perché rispettare i tempi del ragazzo (toh, lo dice anche Duclos! Questa è una congiura!!!), gli atteggiamenti da evitare, come fare attenzione alle parole (sei lento, sei pigro, non capisci niente: la violenza verbale è una violazione della dignità della persona), quali sono le strategie vincenti, la gestione dei compiti, perché è importante “non sostituirsi all’insegnante” e infine come privilegiare la relazione affettiva.

UNA SCUOLA MIGLIORE
Nella scuola migliore ci sono insegnanti, i nostri figli, i compagni, i genitori. Tutti hanno un ruolo, tutti hanno il proprio compito che non si può scambiare né delegare a nessun altro.
“... la motivazione scolastica non si impone, si può solo incoraggiare. ... E’ lui, alla fine, a decidere se dare o non dare importanza agli obiettivi che gli vengono proposti.”

Ho riletto con piacere e per la terza volta questo libro per tutti voi e anche per me: è stata una coccola. Non so voi, ma dopo una lettura così ricca di spunti, io mi sento più carica e più motivata a

seguire i miei figli. E’ come se Duclos m’avesse detto “non mollare ma correggiamo qualcosina dai...” e mi sembra tutto più facile.

TutorMammaMary 

 

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